capricci

In fila alla cassa del supermercato piange disperato perché vuole le caramelle. Nel bel mezzo della piazza grida perché non vuole andare a casa. E no, non ne vuole proprio sapere di stare sotto all’ombrellone alle due di pomeriggio.

Difficile credere che esista al mondo un genitore che, almeno una volta nella vita, non abbia assistito  e vissuto  una scena del genere. Salvo casi particolari, si tratta dei tanto noti “ capricci”. La definizione che Umberto Galimberti nel Dizionario di Psicologia ci ha dato è chiarissima: “I capricci sono la manifestazione improvvisa e incontrollata di rabbia e aggressività, generalmente impotente, adottata come risposta ad una frustrazione”.

Che fare dunque? Viva i genitori che si arrendono ai capricci o avanti tutta con regole senza cedimenti? Ad aiutarci, questa volta, non è il presidente di qualche istituto medico. Bensì chi i bambini se li trova davanti tutti i giorni: parliamo di Cristina Bosisio, tata e presidente dell’associazione “Tata House” di Lecco.

 Secondo Bosisio, di fronte ai capricci non bisogna avere paura a dire no: “Molti no pronunciati dai genitori aiutano a crescere.E’ normale che, di fronte a lacrime o pianti a dirotto, mamma e papà si sentano in colpa: significa che hanno la giusta sensibilità”.

Tre sono i fattori importanti che vanno ricordati mentre si tenta di sedare i capricci, senza accontentarli:

  • essere autorevoli, non autoritari
  • non tornare mai sui propri passi
  • non gridare, mantenendo toni severi ma pacati
  • spiegare il perché del rifiuto

Ma quando si può iniziare a dire no ai capricci dei bambini? “I bambini capiscono subito, fin da piccolissimi, cosa significa il “no”- ci spiega Cristina Bosisio- Non a caso è, molto spesso, una delle prime parole pronunciate dai bambini.I primi no di fronte ai capricci possono essere dati sin dalla primissima età, già dai sei mesi. A patto che siano sempre e in ogni situazione spiegate le motivazioni del rifiuto”.

Che valore ha il rifiuto ai capricci? Secondo la tata Cristina Bosisio, non accontentare i capricci dei bambini ha tre valori principali:

  • Trasmettere il valore delle regole

Rispondere ai capricci ricordando che ci sono delle piccole regole da rispettare non farà che aiutare i bambini sia dal punto di vista educativo sia nella loro crescita. Mettere delle norme, dei paletti sensati e motivati, favorisce l’adattamento precoce dei bambini al mondo vero e proprio dove i no e le regole sono all’ordine del giorno.

  • Trasmettere il valore delle cose

Continuare ad accettare le richieste dei bambini sommergendoli di regali e acquisti oppure continuando a “dargliela vinta” nei capricci contribuirà a svalutare il valore delle cose che gli stessi bimbi hanno. A volte i rifiuti ( e non vale solo per i bambini) aiutano ad apprezzare ciò che già si ha e ciò che viene concesso. Se li accontentiamo in qualsiasi richiesta ci avanzino, dove sta l’entusiasmo di ricevere un dono o di ottenere l’assenso per fare qualcosa che proprio desideravano?

  • Trasmettere il valore del merito

Dire no di fronte ai capricci può essere molto più importante che accontentare immediatamente i desideri del bambino. Ma allo stesso modo è altrettanto essenziale riconoscere quando è il momento di premiarlo e di accontentare le sue richieste. Proprio questi ultimi momenti, in virtù dei no ricevuti, acquistano un significato davvero denso di emozioni: i bambini otterranno ciò che desiderano e, in più, anche una vera e propria gratificazione.