linguaggio dei bambini

Il linguaggio dei bambini quando si sviluppa? Le prime parole quando dovrebbero comparire?

Il tema del linguaggio dei bambini è un tema complesso che affascina e coinvolge tutti i genitori. Abbiamo voluto chiedere ad un’esperta di aiutarci a capire, quasi scientificamente, come si sviluppa la capacità di parlare nei più piccoli. Perché si sa, di leggende metropolitane su quando e come dovrebbero parlare i bambini ce ne sono a bizzeffe. Ecco dunque le risposte della dottoressa Maria Assunta Zanetti, professoressa e psicologa dell’Università di Pavia, referente della Società Italiana di Pediatra Preventiva e Sociale.

 

Lo sviluppo del linguaggio ha delle fasi comuni a tutti i bambini?

Nei bambini l’acquisizione del linguaggio si sviluppa secondo tappe regolari, sulle quali concordano sia la letteratura scientifica sia l’esperienza pratica. Tuttavia vanno fatte alcune precisazioni importanti. Il ritmo della progressione e dello sviluppo varia considerevolmente da un bambino all’altro, così come qualunque acquisizione linguistica è strettamente correlata ad acquisizioni negli altri settori; infine lo sviluppo verbale del bambino va sempre collocato nel contesto generale del suo sviluppo senso-motorio, cognitivo, relazionale ed emotivo-affettivo.

In generale l’acquisizione del lessico è comunque un processo complesso che impegna il bambino per molti anni non solo sul piano linguistico ma anche su quello cognitivo.

Quali sono le macro- fasi principali dello sviluppo del linguaggio?

La prima si colloca dalla nascita fino al 7°/8° mese. Si tratta di semplici pianti e semplici grida, primi vocalizzi e alcuni giochi vocali che risultano essere fortemente influenzati dalla voce degli adulti.

La seconda fase invece va dall’8° fino al 18°/24° mese: in questo periodo il bimbo inizia ad imitare i suoni e a sperimentare le prime parole utilizzandole con consapevolezza. Non si tratta ancora di frasi vere e proprie ma il piccolo, nel pronunciare una parola, esplicita una richiesta, fa un’esclamazione e usa perfino l’intonazione per farsi capire.

Va detto che il bambino tra i 12 e i 16 mesi possiede un vocabolario molto limitato, anche perché spesso si esprime attraverso i gesti con cui indica gli oggetti che vuole nominare. In questa fase si nota una grande variabilità individuale e anche una certa discrepanza fra la comprensione del linguaggio e la produzione, ovvero lo sviluppo delle parole. La comprensione risulta infatti sempre maggiore rispetto alla produzione: ed è importante dire che non c’è proporzione diretta fra il numero di parole comprese e quelle prodotte.

Il primo vocabolario del bambino è costituito prevalentemente da nomi di persona, oggetti familiari, versi degli animali. Fra i 16 e i 19 mesi i bambini iniziano a utilizzare anche i verbi e perfino gli aggettivi.

La terza fase va dai 18 mesi in poi. Inizialmente il bimbo costruisce frasi semplici di due elementi. Qualche esempio? Via papà, dai pappa!  Solo attorno ai 27 mesi i piccoli vivono una fase di consolidamento del linguaggio con frasi più complete e complesse.

La maggior parte dei bambini sui 5-6 anni ha acquisito tutti i fondamentali elementi del linguaggio anche se, ovviamente, continuerà in età scolare ad arricchire il suo vocabolario, ad apprendere meglio le regole grammaticali e sintattiche  e a potenziare il linguaggio come strumento di pensiero.

Esiste un modo corretto di parlare ai bambini?

A questo proposito gli esperti parlano di “ motherese” per definire il linguaggio che le mamme usano per i loro piccoli: è un  linguaggio caratterizzato da semplicità, tono di voce elevato e molte ripetizioni. Questo tipo di linguaggio diretto al bambino ha funzioni importanti nello sviluppo del piccolo: facilita l’acquisizione delle prime forme linguistiche, mantiene la vicinanza e l’affettività all’interno della relazione con l’adulto e, attraverso i discorsi riferiti all’ambiente e alle persone, introduce il bambino nel mondo esterno. Anche accompagnare il discorso con gesti di indicazione aiuta il bambino a capire meglio di cosa si sta parlando, così come cantare canzoni, filastrocche e ninne-nanne favorisce il  processo d’acquisizione della lingua.