vaccini

Gli italiani ricorrono sempre meno ai vaccini. Perfino a quelli raccomandati durante l’infanzia.

A denunciare questo fenomeno è il presidente della Società italiana d’igiene (Siti) Michele Conversano che, in una recente intervista al Corriere della Sera, non ha usato mezzi termini: le coperture vaccinali, oltre ad essere distribuite in maniera fortemente diseguale su tutto il territorio italiano, sono in forte calo, con picchi negativi che in alcune zone raggiungono il -25% della copertura per morbillo e rosolia. Il Nord sembra essere quello più affezionato ai vaccini (in Regioni come Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, il 90-92% della popolazione è vaccinato), mentre al Sud la copertura sembra scendere parecchio (in Campania si ferma all’80% del totale).

Nel nostro Paese sono quattro le vaccinazioni obbligatorie per tutti i nuovi nati:

  • difterite
  • tetano
  • poliomielite
  • epatite B.

L’appuntamento per tutti e quattro i vaccini è a poche settimane dalla nascita, ovvero a tre mesi esatti. Nella quasi totalità dei casi le vaccinazioni dell’infanzia vengono eseguite  presso il centro vaccinale della propria Asl o dal pediatra, ma comunque sono tutte gratuite.

Non sono obbligatori, ma il Ministero della Salute li raccomanda comunque: stiamo parlando dei vaccini per prevenire le seguenti patologie:

  • pertosse
  • meningite
  • morbillo
  • parotite
  • rosolia
  • varicella
  • infezione da papillomavirus.

Eppure, perfino per quelle obbligatorie, in Italia pare registrarsi un calo: “Le vaccinazioni sono vittime del loro successo” dicono in coro i responsabili della campagna Vaccinarsì, patrocinata dal Ministero della Salute. In altre parole, secondo gli esperti in questione, gli italiani sembrano aver dimenticato che è proprio grazie ai vaccini se, nel Belpaese, è stato debellato il vaiolo, sono quasi scomparsi il tetano, la poliomielite, la difterite e sono state notevolmente ridotte malattie virali come l’epatite B, il morbillo, la rosolia, la parotite e le malattie batteriche come la meningite.

Eppure, a pesare sulla frenata dei vaccini c’è anche la cosiddetta “controinformazione”: per capire cosa intendano gli esperti con questa formula basta digitare la parola “vaccini” sui motori di ricerca. Nelle prime pagine spopolano infatti campagne promosse da gruppi anti vaccini. Ma a chi credere? “Sul web si trovano messaggi allarmanti e preoccupanti sull’utilizzo dei vaccini e vengono diffuse notizie prive di fondamenti scientifici” fanno sapere i promotori di Vaccinarsì.

Sta di fatto che per un genitore non è affatto facile orientarsi nel panorama, sempre più confuso e frammentato, di informazioni: fra chi parla a sproposito e chi non ha alcuna competenza per farlo, la strategia migliore è ancora sempre e solo una. Rivolgersi e fidarsi solamente degli esperti.