papà sitter

E se a casa ci stesse il papà?

In Italia i congedi parentali richiesti dai padri dopo la gravidanza registrano un inequivocabile aumento: leggero, se si raffrontano ai dati Europei in generale, ma decisamente significativo se si guardano invece i dati di casa nostra.

I padri che accudiscono i neonati passano dal + 7% del 2008 al + 10% del 2012 fino ad arrivare al + 12% del 2013: tutte cifre snocciolate da Aldai (Associazione lombarda dirigenti aziende industriali) durante la presentazione di una ricerca proprio sulle abitudini dei genitori italiani.

Abbandonando le percentuali, i numeri riferiti al nostro Paese parlano chiaro: nel 2013 sono stati 33 mila i padri che hanno scelto di sospendere l’attività professionale per accudire i figli, contro i 19 mila del 2008.

Un aumento decisamente significativo, soprattutto se si considera la generale e diffusa reticenza italiana ad affidare ai mariti e compagni responsabilità in fatto di accudimento dei piccoli.

Aprendo lo sguardo al resto del mondo, però, la visuale cambia eccome.

La professoressa Daniela Del Boca, docente di Economia del Lavoro alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino, sulla rivista Il Mulino pubblicata nel 2012, ha snocciolato i dati riferiti anche ai padri che, negli altri Paesi, hanno richiesto il congedo di paternità. Dati dai quali emerge chiaramente come l’Italia sia ben al di sotto della media europea ( che, per la cronaca, è del 30%). Due Paesi su tutti: in Svezia si arriva al 69% e in Finlandia al 59%. Cifre ben lontane dalle “nostre” percentuali.

Quali potrebbero essere dunque le ragioni?

In primis la questione ” retribuzione”: in Italia sono ancora gli uomini ad avere stipendi più alti di quelli femminili, ragion per cui i padri tendono a non voler rinunciare all’entrata maggiore per la famiglia. In più c’è un altro fattore che sembra giocare un ruolo importante: il tipo di contratto del papà.

Quando il lavoro è precario, infatti, pare che i neo padri preferiscano rinunciare a passare un periodo a casa coi figli. A dirlo sono i dati 2012 forniti dall’Inps e ripresi dal settimanale D di Repubblica: nel 2012 dei 31.201 uomini che hanno beneficiato del congedo parentale nel settore agricolo e privato, 27.930 avevano un lavoro a tempo indeterminato. Solo 3.267 quelli che hanno avuto un congedo parentale avendo un contratto a tempo determinato e addirittura solo 4 i papà italiani che, con un lavoro stagionale, hanno avuto il congedo.

Terzo e ultimo elemento: non sarà sfuggito a nessuno che l’Italia figura negli ultimi posti della classifica internazionale in fatto di spesa per congedi parentali. Il contributo pubblico nel nostro Paese si attesta, per ogni nato e in percentuale del prodotto interno lordo pro-capite, al 19%, contro il 29% di Gran Bretagna, 27% di Germania, 24% della Francia e 21% della Spagna.