parto cesareo

Parto naturale o parto cesareo? In Italia la risposta non è così scontata.

Il Belpaese guida infatti la classifica degli Stati che fanno maggiormente ricorso alla nascita attraverso il parto medicalizzato, ovvero il parto cesareo.

I numeri, eloquenti e altrettanto interessanti, li fornisce l’Istat: nel 2013 in Italia il 36,3% delle mamme ha partorito attraverso il cesareo, contro la media europea che si attesta al 25-27%. Quasi dieci punti di differenza con il resto d’Europa. Non proprio bazzecole, insomma.
Dagli ultimi dati disponibili (fonte Ministero della Salute): in Italia, la percentuale dei parti cesarei, nel 2014 è 34,8% , e nel 2015  il 34,1% (con un numero minore di parti rispetto all’anno precedente).

L’analisi va oltre, approfondendo anche la geografia del parto cesareo: nel 2013 le regioni del Nord-Ovest hanno fatto ricorso al cesareo nel 29,4% dei casi, nel Nord Est invece nel 26,7%, passando ai 34,3% delle regioni centrali e arrivando invece alle regioni capolista, quelle del Mezzogiorno, che hanno fatto ricorso al parto cesareo nel 48,1% dei casi.

Sempre tenendo come riferimento il 2013, possiamo perfino analizzare i dati regione per regione: nella “nostra “ Sardegna i cesarei rappresentano il 37% dei parti mentre il record di parto cesareo va alla Campania, con il 56,6% dei casi. A ricorrere meno alla nascita “ medicalizzata” è invece il Trentino: la percentuale si ferma al 21,2%.
Nel 2014 e nel 2015 i dati non variano di molto, Campania sempre in testa, media nazionale fissata a 34,1% e più bassa percentuale (un modello!) sempre del Trentino che si attesta addirittura al 10%.

Ma questo boom di cesarei è dovuto a complicazioni dell’ultimo minuto, situazioni di emergenza e difficoltà durante i parti? A vedere le stime fornite dall’Istat, pare proprio di no.

In questi anni, il 62,2% delle mamme che sono ricorse al parto cesareo già sapeva che non avrebbe dato alla luce il proprio piccolo naturalmente: in questo caso si parla dunque di cesarei programmati. La percentuale non lascia ombra di dubbio: la stragrande maggioranza è programmata. Solo nel restante 37,8% infatti il parto cesareo viene deciso last minute.

I numeri del parto medicalizzato nel nostro Paese cozzano però con sia le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sia con il Piano Sanitario Nazionale che da tempo invita gli ospedali a contenere il ricorso al taglio cesareo al di sotto del 20% del totale dei parti.

Il Ministero della Salute si è perfino spinto oltre: denunciando il vero e proprio boom di cesarei in Italia, a suo giudizio ingiustificato in molti casi, ha acceso i riflettori non solo sullo spreco di denaro pubblico ma soprattutto un aumento dei rischi per la salute della donna e del neonato.

“Pur sottolineando che i rischi legati al parto, sia naturale che con taglio cesareo, sono oggi fortunatamente molto bassi – aveva scritto il Ministero della Salute in una nota del 2013- , rispetto a una donna che partorisce naturalmente una mamma sottoposta a parto cesareo ha un rischio triplo di decesso a causa di complicanze anestesiologiche, un rischio di lesioni (vescicali e/o ureterali) fino a 37 volte maggiore e ha una probabilità di sottoporsi a laparotomia esplorativa post-partum aumentata di circa 18 volte; E’ evidente, quindi, che il taglio cesareo è un intervento chirurgico non privo di rischi e deve essere eseguito solo se si verificano le condizioni mediche che lo rendono necessario. Se non vi sono controindicazioni, il parto naturale è da preferire al taglio cesareo, per la tutela della salute della partoriente e del bambino.”