enuresi

Quella brutta quanto imbarazzante abitudine di fare la pipì a letto. Tutti i bambini, almeno una volta nella vita, ci sono passati: magari quando sono agitati oppure preoccupati. Gli esperti però mettono in guardia. Questi spiacevoli inconvenienti, se registrati in maniera ricorrente, possono essere sintomi di un disturbo chiamato “ enuresi notturna”. Di cosa si tratta?

ENURESI- LA DEFINIZIONE Ce lo spiega Giuseppe Di Mauro, Presidente della Società di Pediatria Preventiva e Sociale ( SIPPS): “L’enuresi notturna, ovvero più semplicemente la perdita di urine durante il sonno, colpisce i bambini che, dopo aver acquisito regolarmente il controllo della vescica ed avere dunque abbandonato il pannolone, iniziano a fare la pipì a letto con una certa frequenza, specialmente nelle ore notturne. Una patologia che inizia a manifestarsi attorno ai sei anni.”

ENURESI- LE REAZIONI DELLE FAMIGLIE Non si tratta di un fenomeno così raro: si stima che in Italia ne soffra fra il 5 e il 10% dei bambini in età scolare. Eppure molti genitori tendono a “sminuire” l’enuresi considerando gli episodi di pipì a letto come piccoli incidenti di percorso dovuti a fattori psicologici. Un atteggiamento che induce le famiglie a non rivolgersi al pediatra, spesso anche per questioni di imbarazzo o mancanza di consapevolezza. Ma gli esperti ci spiegano che la causa dell’enuresi va oltre semplici momenti di stress o agitazione dei bimbi.

ENURESI- UN PROBLEMA ORMONALE “L’enuresi notturna- spiega il dottor Di Mauro- può effettivamente avere anche una componente psicologica ma è molto meno frequente di quanto si pensi. L’enuresi è infatti un problema ormonale che investe la capacità di regolazione delle urine. Il fattore scatenante è proprio il deficit di uno specifico ormone anti-diuretico. Quello che di notte ci fa scappare meno la pipì, per intenderci. In molti casi l’enuresi notturna ha anche una forte componente ereditaria”.

ENURESI- CONSEGUENZE E CURE Se non si affronta questa patologia, le conseguenze difficilmente possono essere trascurabili: il bambino può perdere sicurezza nelle sue capacità, nutrire sensi di colpa, ed evitare notti trascorse a casa di amici o parenti per imbarazzo. Che fare dunque? “ Bisogna rivolgersi al pediatra che valuterà, fra le opzioni a disposizione, una cura farmacologica priva di effetti pesanti sui bambini- spiega ancora Di Mauro- L’enuresi si può infatti curare grazie alla somministrazione, per alcune settimane, di una pastiglia in orario serale che va accompagnata con un semplicecalendario notti asciutte”.

ENURESI- CONSIGLI UTILI Infine, tre consigli utili per aiutare i più piccoli a fare la pipì in modo corretto sin da quando abbandonano il pannolone:

  • Andare a fare la pipì in maniera regolare, evitando di correrein bagno all’ultimo minuto;
  • Abituarsi a bere durante tutto l’arco del giorno per distendere e allenare la vescica e, soprattutto, per non avere troppa sete la sera, in particolare nelle ore prima di coricarsi;
  • Evitare problemi di stitichezza grazie ad una dieta ricca di fibre.

 

Articolo scritto con la consulenza di Giuseppe Di Mauro, Presidente della Società di Pediatria Preventiva e Sociale ( SIPPS)