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Parto in casa: sì o no?

In Europa, anche se non come negli Stati Uniti, sono molte le donne in dolce attesa che decidono di dare alla luce il proprio bimbo fra le mura domestiche. Pensate che esiste addirittura una giornata internazionale del parto in casa: si festeggia il 6 giugno e celebra il diritto delle donne di tutto il mondo di poter partorire dovunque vogliano, abitazione compresa, avendo gli stessi diritti di chi partorisce in ospedale.

Nel Belpaese, come spesso accade quando si parla di sanità, il tema è caldo, le posizioni sono divergenti e la situazione è eterogenea: sembra infatti che solo 5 Regioni italiane rimborsino alle famiglie il costo del parto in casa. Si tratta di Emilia Romagna, Marche, Piemonte, Trentino Alto Adige e da poco il Lazio ( anche se in quest’ultimo caso il rimborso sarebbe solo parziale). In tutte le altre regioni i costi sono a carico dei genitori.

In Italia statistiche certe mancano, però si possono trovare i dati riferiti agli Stati Uniti: secondo i dati forniti dall’ Us Centers for Disease Control and Prevention il numero di parti casalinghi negli Stati Uniti è infatti aumentato del 50% dal 2004 al 2011.  Un ulteriore tassello viene da un articolo di qualche mese fa del Corriere della Sera: secondo le cifre riportate nell’articolo in Inghilterra e Galles circa il 2% dei parti avviene in casa, mentre in Olanda la percentuale sale al 30%.

Dunque, se non vi piace l’idea di trasformare il parto in un momento troppo medicalizzato e se sentite l’esigenza di vivere questo momento unico in un ambiente familiare, forse il parto in casa potrebbe essere un’opzione da valutare insieme al vostro partner. Non prima però di avere letto attentamente queste utili informazioni:

  • Non tutte le donne possono partorire in casa. Sono da escludersi i casi in cui il parto è gemellare, la donna soffre di diabete oppure ha avuto in precedenza un parto cesareo e, più in generale, soffre di patologie conclamate.
  • Secondo l’Associazione Nazionale Ostetriche Parto a Domicilio “il parto in casa è sicuro come quello in ospedale”. In caso di imprevisto le ostetriche seguono un protocollo ben collaudato e conducono la mamma in ospedale ( che non deve distare più di 30-40 minuti dal domicilio) in completa sicurezza. Il 90% dei trasferimenti avviene in tutta tranquillità, con la propria macchina. Nei rarissimi casi di emergenza l’ostetrica domiciliare ha gli strumenti e le capacità per intervenire nell’attesa dell’arrivo dell’ambulanza.
  • I costi per partorire in casa si aggirano tra i 2.000 e i 3.000 euro e includono, solitamente, 5 settimane di reperibilità di due ostetriche 24 ore su 24, l’assistenza di entrambe le ostetriche durante il parto in casa e 6 visite post parto a domicilio.
  • La scelta del parto a domicilio non deve essere presa già dall’inizio della gestazione bensì ci si può avvicinare per gradi insieme all’ostetrica che valuterà dati clinici ma anche dati relativi al vissuto e alle emozioni della futura mamma. La decisione finale deve essere presa comunque tra la 32° e la 36° settimana.
  • Secondo l’Associazione Nazionale Ostetriche Parto a Domicilio i vantaggi del parto a domicilio sarebbero notevoli: l’ambiente familiare favorirebbe la dilatazione del collo dell’utero e quindi un parto molto più sereno; sarebbero ridotti gli interventi medici inutili su donne e bambini sani ( se necessario, il parto viene indotto con metodi naturali e vengono rispettati i tempi fisiologici del travaglio); i ritmi spontanei del parto ridurrebbero la sofferenza fetale rendendo la nascita un momento meno traumatico per il bimbo.