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“Mamma, posso aprire un profilo su Facebook? O su Instagram? O su Twitter? E su Whatsapp?”

Care mamme, se i vostri figli non vi hanno ancora posto questa domanda ( magari implorandovi pure), state pronte: la richiesta “social” è dietro l’angolo.

Bambini e social network- I dati

Le statistiche e le ricerche, infatti, non risparmiano nessuno: secondo uno studio commissionato da Tim e curato dalla ricercatrice dell’Università Cattolica di Milano Giovanna Mascheroni, il 75% dei bambini fra i 9 e i 10 anni accede ai social network o a servizi di messaggistica ( tipo Whatsapp) almeno una volta al giorno. Non vi sorprende più di tanto? Allora aggiungiamo un piccolo particolare che magari sfugge: per essere iscritti ai social ( Facebook incluso) l’utente deve avere almeno 13 anni. Il che significa che gran parte dei bambini, nativi digitali per definizione, mente alle piattaforme social pur di farne parte.

Bambini e social network- Come gestire il rapporto

Ma che fare di fronte alla richiesta di un bambino di sbarcare sui social? Ne abbiamo parlato con Carla Cogrossi, psicoterapeuta specializzata in Psicologia giuridica.

“Le ricerche dicono il vero. I bambini iniziano sempre prima a stare sui social, già dalle scuole elementari, e lo fanno anche se le regole di alcuni siti prevedono l’iscrizione solo dopo una certa età. Semplicemente mentono sulla loro età anagrafica- spiega la psicoterapeuta Cogrossi-  Ecco, in questi casi il pugno duro da parte dei genitori non funziona. Ovvero, vietando in toto di usare i social network possiamo creare un meccanismo di esclusione dei nostri figli rispetto agli amici, che di certo li penalizza. Senza contare che, come spesso accade, se vietiamo ai bambini di usare i social lo possono fare di nascosto senza troppi ostacoli”.

Bambini e social network- Parola d’ordine: monitorare

Dunque, cosa fare? I pericoli della rete sono innumerevoli e noti a tutti. Ne citiamo giusto due: l’esposizione a contenuti dannosi fino al rischio di diventare dipendenti. Ecco perché la parola d’ordine diventa monitorare.

” Non dobbiamo cedere alla paura di violare la privacy dei nostri bambini- continua la psicoterapeuta Carla Cogrossi- Quindi, se acconsentiamo a far aprire un loro profilo, dobbiamo poter accedervi e cogliere qualsiasi campanello d’allarme. In questa fase e in questa età non c’è solo il pericolo della pedofilia dietro l’angolo ma anche quello del cyber bullismo. Ecco perchè supervisionare ciò che i nostri figli fanno su internet è un dovere, prima ancora che un diritto, fondamentale per intervenire in tempo ed allontanare qualsiasi pericolo “.

Bambini e social network- “Genitori: imparate ad usare le nuove tecnologie”

Oltre a monitorare, dunque, c’è un’altra cosa da fare. Acquisire di dimestichezza con le nuove tecnologie: il divario generazionale non può costituire un alibi per i genitori che si riducono a essere osservatori passivi dei comportamenti dei loro figli. È necessario e utile imparare a usare le tecnologie che i bimbi apprendono con gran velocità, magari anticipandoli e provando a utilizzarle ancora prima dei bambini. Basta infatti poco per attivare già qualche misura cautelare per salvaguardare i nostri bambini sui social. Qualche esempio? Le prime cose da fare fin dall’inizio sono modificare la privacy dei loro account, verificando che solo alcune persone possano vedere, commentare e scambiare informazioni con i nostri figli, legare i profili dei bimbi al nostro ( se il social in questione lo consente) e attivare alcune limitazioni che possono essere gestite solo da noi genitori.